stop-bullismo-cyberbullismo - non farti del male

Autore: Claudia Cappelli

| 14 Dicembre, 2023

Da diverso tempo, anche in Italia, il fenomeno del bullismo viene riconosciuto come uno spiacevole aspetto della vita scolastica.

Iniziamo col dare una definizione di tale fenomeno.

Con il termine bullismo si indica una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, tanto di natura fisica quanto psicologica, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone percepite come più deboli dal soggetto che perpetra uno o più atti in questione.

Le caratteristiche di tale fenomeno sono proprio quelle sottolineate, dunque l’asimmetria di potere tra bullo e vittima, la persistenza nel tempo e l’intenzionalità. Ma vediamole una alla volta.

  1. L’asimmetria di potere: L’asimmetria si verifica tra bullo e vittima.
    E’ essenziale al fine di identificare correttamente quali situazioni rientrano nel bullismo, da cui vanno invece ESCLUSI episodi di conflitto e lotta in cui i partecipanti godono della stessa forza e sono in grado di reagire e difendersi.
  2. Ripetizione continua di episodi di prepotenza, che raramente sono eventi isolati.
    La natura ripetitiva del fenomeno rappresenta un elemento su cui è costruito il clima di terrore, in cui la vittima vive quotidianamente.
  3. Tale componente guida i comportamenti del bullo.
    Alla base delle prepotenze vi è il desiderio di controllare gli altri e provocare un danno fisico o psicologico alla vittima. Si ESCLUDONO dal bullismo attacchi che sono messi in atto reattivamente, in seguito a una provocazione.
    Infine NON devono esser incluse nelle prepotenze quei comportamenti che procurano un danno in maniera accidentale (es. spinta involontaria mentre si corre nei corridoi).

Ma quando è che possiamo parlare dell’esistenza del fenomeno del “ Bulling”?

Tale fenomeno sussiste quando sono presenti i seguenti aspetti:

  • il desiderio di far male,
  • un’azione offensiva,
  • uno squilibrio di potere,
  • la ripetizione,
  • un utilizzo ingiusto del potere,
  • piacere evidente da parte dell’aggressore,
  • la sensazione da parte della vittima di essere oppressa.

Il bullismo si manifesta con atti veri e propri di Prepotenza, ma questa componente non è unica, bensì possiamo differenziarla in Diretta ed Indiretta.

  • La prepotenza diretta : Il bullo procura danno e crea sofferenza nella vittima direttamente.
    Esempio: picchiandola o minacciandola
    Crescendo la prepotenza di tipo fisico tende a diminuire con l’età.
    La più frequente soprattutto nella scuola Primaria e Secondaria di 1°, è quella di tipo Verbale.
  • La prepotenza Indiretta: Sono basate su strategie di controllo sociale.
    Esempio: indurre gli altri compagni ad attaccare la vittima, anziché farlo in prima persona, oppure manipolare le relazioni sociali per portare la vittima ad un Isolamento Sociale.
    Rientra in questo tipo di prepotenza, quella «relazionale»; ovvero quando si attacca la vittima sminuendone il valore come persona, minacciandone l’autostima.

Tabella con esempi di prepotenza diretta ed indiretta suddivisi nelle varie forme, come abuso verbale, abuso gestuale, mezzi fisici e bullismo relazionale.

Diamo ora una definizione operazionale dei comportamenti aggressivi messi in atto. Tale definizione è necessaria al fine di poter identificare e agire tempestivamente sulle varie forme di aggressività.

  • Prendere in giro: In questa categoria rientrano affermazioni provocatorie dirette verso un compagno.
    Si manifesta attraverso il mettere in ridicolo, dare soprannomi, deridere e altri fastidi. NON includono minacce per danneggiare la persona o proprietà altrui.
    Si distinguono 3 livelli, ovvero lieve, moderato e grave.
    Esempi:

    • LEGGERO: «Ah, ah, non ti riesce..»
    • MODERATO: «Sei proprio buono a niente»
    • GRAVE: « Ehi verme schifoso»
  • Polemizzare: Dovrebbe comprendere una sequenza di almeno 3 affermazioni di provocazione verbale negativa. Di solito di manifesta durante una disputa o lite accesa con urla. Ogni provocazione verbale che comprende: rifiuti, dinieghi, affermazioni di diritto di proprietà e altre risposte verbali con effetti negativi. Anche qui vi è la distinzione di 3 livelli di gravità.
    Esempi:

    • LEGGERO: «Al diavolo», « Neanche per idea»
    • MODERATO: «Imbecille», «Io faccio quello che mi pare»
    • GRAVE: «Ridammelo, è mio», «Bugiardo, hai rubato il mio zaino», «Non permetterti di toccarlo»
  • Minacciare: Consiste nell’affermazione verbale o un gesto fisico per ferire l’altra persona o distruggere qualcosa che appartiene ad un altro.
    I gesti possono comprendere oscillare il pugno, alzare un oggetto per ferire, ecc. Include ogni minaccia che il ragazzo può esser in grado di mettere in atto.
    Esempi:

    • LIEVE: «Ti gonfio»
    • MODERATO: « Ti spacco il muso»
    • GRAVE: «Ti ammazzo di botte»
  • Colpire: Comprende comportamenti aggressivi nei confronti di un’altra persona che possono provocare dolore o danno. Il contatto fisico DEVE avvenire con una parte del corpo dell’alunno o con un oggetto con cui è in contatto. Sono inclusi spingere, colpire, schiaffeggiare, dare pugni, pizzicare, lanciare oggetti, ecc.
    Esempi:

    • LIEVE: Una rapida pedata nel sedere
    • MODERATO: Vari pugni sulla spalla
    • GRAVE: Un colpo in testa

L’esistenza di squilibri di potere in una comunità scolastica rende possibile l’insorgere di fenomeni di prepotenza e prevaricazione. Il “potere” può derivare dalla forza fisica, dall’età, dal sentirsi giustificati o protetti dai propri genitori, o, semplicemente, dal ritenere di non avere “niente da perdere”.

Esistono alcuni fattori che possono predisporre alcuni alunni ad assumere il ruolo di prepotenti? Ecco alcune risposte date dai nostri giovani:

  • pensano che la prepotenza paghi,
  • sono aggressivi e impulsivi,
  • si compiacciono della sottomissione degli altri,
  • sembra una cosa divertente,
  • hanno livelli relativamente bassi di empatia,
  • il pregiudizio li porta a credere che alcuni tipi di persone si meritino di essere prevaricati,
  • la vittima è percepita come se avesse provocato il trattamento negativo,
  • il raggiungimento dell’obiettivo desiderato,
  • lo considerano come parte del loro ruolo.

Da osservare che i fattori che più influenzano tale inclinazione risiedono nella personalità, dal contesto sociale e da influenze esterne.

Cosa si può fare per contrastare tale fenomeno? Cosa possono fare gli insegnanti a scuola?

  • Creare un clima sociale in cui sia meno probabile che si verifichino episodi di «bullismo» (modellare un comportamento prosociale con alunni, famiglie e colleghi, sviluppare e mantenere una buona gestione della classe, quando è praticabile includere compiti in cui si necessita la cooperazione tra gli alunni).
  • Scoraggiare attivamente il bullismo (osservare e rispondere quando si verificano eventi di bullismo e quando è il caso informare gli altri membri del personale degli incidenti).
  • Fornire supporto e consigli (ascoltare gli alunni che ritengono di esser vittime, offrire consigli e suggerimenti, quando richiesti o favorendo una consulenza specializzata se necessaria).
  • Istruire sul bullismo (facilitare le discussioni in classe sul bullismo).

Stessa cosa vale per le famiglie, quando si rendono conto che il proprio figlio è vittima di bullismo.

Cosa possono fare le famiglie? Riprendo alcune delle risposte date nei questionari, perché hanno centrato parte della risposta.

  • Stare attenti ai segnali fisici, esterni e psicologici che evidenziano uno stato di disagio o di paura.
  • Bisogna osservare i loro comportamenti, i loro eventuali cambiamenti e cercare di trasmetter loro la massima serenità affinché possano sentirsi sicuri e liberi di confidarsi.
  • Parlarne con mio figlio e in secondo momento con i professori.

Vediamo ora il Cyberbullismo, definizione e cosa lo differenzia dal bullismo.

Il Cyberbullismo presenta sia elementi di continuità con il bullismo (quali intenzionalità, squilibrio di potere e ripetizione nel tempo), sia elementi di novità (come le modalità interattive con cui esso si manifesta, la rapida diffusione con cui si espande tale fenomeno e il fatto che sia senza spazio, ovvero può avvenire ovunque, un ragazzo a casa comodamente dalla propria camera può metter in atto episodi di violenza verbale tramite messaggi, cosi come senza tale fenomeno sia tempo, non finisce con l’uscita dalla scuola, ma può avvenire sempre, ogni ora del giorno).

Che tipo di ripercussioni ci aspettiamo da questo tipo di bullismo? Che impatto ha sulla vittima questo diverso modo di agire?

Bisogna innanzitutto pensare che tutto ciò avviene in un contesto pubblico, dove è minata l’identità e la reputazione della vittima, pertanto l’impatto è più devastante sul senso di valore della vittima. La diffusione con cui essi avvengono è rapida, si pensi ai like a seguito di una condivisione di una foto sui propri social. Infine, nel mondo virtuale, il bullo si sente libero di agire, in completo ANONIMATO. Questo porta a una de responsabilizzazione e non fa pensare alle conseguenze di ciò che si fa.

L’impatto talmente violento di questi episodi di cyberbullismo, porta la vittima a fenomeni di autolesionismo e, nei casi più estremi, il suicidio.

Gianluca Gini ha scritto un libro per cercare di rispondere al meglio a tutte le domande fatte sul bullismo.

Tra le più frequenti:

  • Il bullismo è sempre esistito? Il bullismo è sempre esistito. Ma alcuni cambiamenti sociali recenti stanno esacerbando la diffusione e la gravità del fenomeno. Come ad esempio la difficoltà nel rispettare le regole. Questo porta i bambini a credere che si debba avere tutto e subito, che gli altri sono in competizione con loro per l’appagamento dei loro bisogni e che non rappresentano risorse bensì un ostacolo alla propria realizzazione sociale e personale.
  • Perché certi bambini si comportano da bulli? Vi sono molte ragioni come ad esempio che il bullismo è un modo di comportarsi e si può apprendere. Per alcuni bambini il bullismo può essere semplicemente un modello di comportamento appreso in famiglia o altrove e che loro percepiscano come normale. In alcuni casi è l’unico modello a loro disposizione e quando non si hanno alternative non si può far altro che seguire la strada che già si conosce.
    Oppure il comportamento prepotente è spesso efficace per ottenere subito ciò che si desidera, per guadagnare forza e potere nel gruppo.
    Ancora, alcuni bulli mancano di empatia, per cui non si rendono conto di fare del male alla vittima e non percepiscono la sofferenza che provocano ai compagni con il loro comportamento.
    Infine, non meno importante, il gruppo dei coetanei, l’ambiente e il clima della scuola giocano un ruolo importante nel sostenere i comportamenti dei bulli, mediante frequenti messaggi di approvazione, spesso inconsapevoli, che vengono lanciati.
  • Perché rappresenta un problema per la scuola? E’ un problema per la vittima perché crea un forte disagio e sofferenza, rendendole molto difficile continuare ad andare a scuola. In alcuni casi, bambini e ragazzi che hanno sopportato per molto tempo umiliazioni scelgono di togliersi la vita come unica via di uscita. Inoltre il bullismo è un fattore di rischio per lo sviluppo psicologico non solo di chi subisce, ma anche di chi commette prepotenze. Anche il bullo se non aiutato è incline all’abbandono scolastico, uso di stupefacenti.
    Infine il bullismo crea un clima di paura e insicurezza nella classe e anche nella scuola.
  • Da genitore, come posso capire se mio figlio è vittima di bullismo? Se il bambino non si confida, bisogna osservare i seguenti comportamenti:
    • Lividi, graffi o tagli che l bambino non sa spiegare;
    • Vestiti strappati o danneggiati;
    • Oggetti smarriti o rotti;
    • Richiesta di soldi o beni ingiustificati;
    • Frequenti malesseri fisici non dovuti a cause organiche;
    • La volontà di non voler andare a scuola;
    • Raccontare di non avere amici;
    • Peggioramento del rendimento scolastico, non compreso dai docenti.

Bibliografia
K. Bagnato, Il cyberbullismo: indagine esplorativa e proposte educative, Cosenza, Pellegrini, 2009
A. Meluzzi, Bullismo e cyberbullismo, Reggio Emilia, Imprimatur, 2014
M. L. Genta – A. Brighi – A. Guarini, Cyberbullismo : ricerche e strategie di intervento, Milano, Franco Angeli, 2013.
E. Chiapasco – M. Cario, Cyberbullismo dalle prime definizioni ai dati più recenti, in Psychomedia Telematic Review, 11 marzo 2014.

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About the Author: Claudia Cappelli

Dottoressa Cappelli Claudia
Psicologa iscritta all'Ordine degli psicologi del Lazio | Master in DSA e disabilità intellettiva | Master in Trauma psicologico in età evolutiva | Psicologa scolastica | Studio privato in cui si offrono i seguenti servizi: Parent training | Laboratori mindfulness | Laboratori coordinazione e motricità | Screening DSA | Sostegno psicologico